giovedì 11 agosto 2011

UN PO’ DI STORIA DI LAICI (6). IL SACRO FUOCO CONCILIARE: I CAMPI SCUOLA REGIONALI (Dolomiti) E DIOCESANI (Triana)

Pressoché nello stesso periodo decollò l’esperienza dei Campi-scuola giovanili promossi dall’Azione Cattolica, prima quelli regionali (Carbonin 1972, quindi Moena, Sappada, La Mendola, quelli a cui ricordo di aver partecipato), poi quelli diocesani (una breve parentesi a Faltona, quindi a Triana dal 1978).

Perché li considero così rilevanti?
Perché fu alla scuola di quelle esperienze, specie regionali, magistralmente guidate dall’assistente don Icilio Rossi, che molti nostri giovani (spinti a partecipare da Don Giorgio Gubernari) sentirono parlare di Concilio, di Chiesa-comunione, di vocazione dei laici, di partecipazione dei laici alla vita della Chiesa, di dialogo con il mondo, di giustizia sociale, di umanesimo integrale e plenario.

Lì maturarono decisioni e impegni che condussero un bel gruppo di giovani, oggi adulti, ad acquisire perlomeno una forma mentis conciliare
ed a trasferirla nei gruppi parrocchiali e nei campi scuola diocesani che dal 1978 inizieranno a decollare a pieno ritmo (i primi sotto la sapiente guida spirituale del giovane assistente diocesano AC Giovani, don Lido Lodolini e di quello AC Ragazzi, don Mario Amati).
E qui matureranno vocazioni alla vita laicale adulta e troveranno spazio quelle di speciale consacrazione: come non ricordare, tanto per fare un esempio piuttosto eclatante, la segretaria diocesana del movimento studenti di azione cattolica, Franca Lacchini, poi diventata monaca di clausura (cosa che poi avvenne, a livello regionale, anche per la pontassievina Isa Manzini).

Piccoli numeri, qualcuno potrebbe obiettare. Non saprei dire.
Certo è che dal 1978 alla metà degli anni ’90 sono transitati alla Triana una media di 250 ragazzi all’anno.
Dopo che, per una strana serie di coincidenze poi rivelatesi fasulle, la diocesi fu costretta a lasciare il Castello Piccolomini di Triana, i campi-scuola sono continuati in altre località ed ancora oggi offrono il loro servizio e danno frutti alla chiesa e alla società.
Ma non c’è dubbio che quelli di Triana rappresentarono un ‘unicum’ specie per l’entusiasmo che si respirava e per quel sacro fuoco che spingeva giovani laici a maturare impegni ecclesiali e sociali sempre più rilevanti. Per vedere i frutti di quel periodo bisognerebbe andare ad indagare nel vissuto di tanti singoli laici, uomini e donne che hanno preso sul serio la vita e l’appello cristiano. Ma la ‘privacy’ non mi consente di fare esempi.
Stefano Gentili

mercoledì 10 agosto 2011

UN PO’ DI STORIA DI LAICI (5). LA SCOSSA DEL VESCOVO D’ASCENZI

Provvidenzialmente due eventi concomitanti e provenienti entrambi dall’esterno innestarono il cambiamento: l’avvento del nuovo Vescovo, Giovanni D’Ascenzi (dicembre 1975) e l’esperienza dei campi-scuola regionali (quelli che ricordo vanno dal 1972 al 1978), griglia di partenza di quelli diocesani (dal 1977).

Il nuovo vescovo dette la sveglia e provocò la scossa necessaria. Specie attraverso i Convegni di Palidoro (ma anche quelli successivi di Triana, Pitigliano, Orbetello) l’azione della nostra Chiesa fu messa a ferro e a fuoco, nel senso che tutta la sua pastorale fu sottoposta ad un vaglio molto accurato e furono individuati i passi idonei a produrre il cambiamento.
Non pochi di questi passi prevedevano il coinvolgimento diretto dei laici e delle loro organizzazioni, Azione Cattolica in primis, ma anche di categoria (maestri, insegnanti, universitari, medici, lavoratori) sia nella fase della testimonianza che in quella della elaborazione pastorale: videro la luce i primi Consigli Pastorali Diocesani, composti da molti laici, anche di provenienza, per così dire, extra-moenia. Il primo del 1977 era articolato in 20 sacerdoti, 6 suore e 27 laici, oltre al Vescovo.

Forte spirava il vento della diocesanità e questo lo percepivano anche i cristiani laici, invitati ad ampliare i propri orizzonti localistici.
Molta attenzione fu posta nell’analisi e nella terapia per la evangelizzazione della popolazione di campagna, allora ancora numerosa.

Nel settembre del 1977 fu addirittura costituito il Comitato Permanente per la promozione socio-culturale della montagna amiatina, alla luce della perdurante crisi economica e occupazionale di quella zona.
Nel marzo 1979 una serie di interessanti conversazioni sull’occupazione giovanile, l’Europa e di natura religiosa videro la presenza di relatori d’eccezione, come Giuseppe De Rita, Cesare Dall’Oglio, Mario I. Castellano, Pietro Pavan.

Durante il marzo del 1982 vide la luce il primo incontro di laici cattolici (corredato da due opuscoli dai titoli significativi: “Per una presenza attiva ed efficace della nostra Chiesa nella società” e “Missione dei laici nella Chiesa e nella società”), nel quale il Vescovo – dopo avere enucleato una serie di problemi della nostra zona (invecchiamento, disoccupazione-emigrazione giovanile, denatalità, distacco tra sociale e politico) – ricordava: “mio dovere è denunciare i problemi e suscitare la vostra sensibilità all’impegno serio per risolverli con spirito di servizio per amore della giustizia”. Ed invitava i laici cristiani a “conoscere bene, e perciò studiare, lo squilibrio e le distorsioni presenti nel nostro territorio, ricercarne le cause vere e profonde, così da proporre rimedi efficaci”, ad “acquisire una conoscenza adeguata della Dottrina sociale della Chiesa” ed a “lavorare uniti per una presenza efficace”.

La nostra Chiesa, insomma, si apriva al mondo, al sociale, alle professioni, spingeva per la creazione di cooperative giovanili, dialogava e sfidava il mondo della politica sia nella parte più istituzionale, allora egemonizzata da personale comunista e socialista, che in quello partitico con l’allora naturale riferimento alla DC sempre più in fase di consunzione.
Con in mano la dottrina sociale cristiana – presentata in diversi corsi o giornate di riflessione e aggiornamento - la Chiesa diocesana, specie nel suo vertice - appariva all’avanguardia anche rispetto a chi aveva fatto fino allora del progresso e dell’uguaglianza il proprio vessillo.
In campo culturale e formativo nacquero i centri Tre Fontane di Orbetello, Fortezza Orsini di Pitigliano, Silvio Piccolomini di Triana.

L’entusiasmo fu tanto, la sorpresa fu enorme e le resistenze lo furono altrettanto. Non sorpresero quelle esterne, colpirono quelle interne.
Non è questa la sede per un bilancio di quella stagione – ricca di tante altre iniziative – ma da lì scaturì la spinta iniziale ad un rinnovato impegno dei laici cristiani nella chiesa e nella società, dalla quale non si sarebbe più tornati indietro. Anche se nel concreto di alcuni protagonisti laici di quel periodo in seguito si verificò un ritorno ai ranghi di partenza: chi all’esterno, allontanandosi progressivamente dalla vita ecclesiale quotidiana, chi all’interno, allontanandosi dalla vita sociale. Con danno reciproco. E le associazioni cristiane di categoria languirono sino all’estinzione.
Stefano Gentili

martedì 9 agosto 2011

UN PO’ DI STORIA DI LAICI (4). LA NOSTRA CHIESA DIOCESANA HA VISSUTO QUESTO PERIODO…COME HA POTUTO

O meglio, come le forze e le convinzioni del momento gli consentivano di viverlo e, quindi, ora prendendo il toro per le corna ora tentando di schivarlo. Talvolta agendo più in solitaria, tal’altra usufruendo dell’apporto regionale e nazionale, specie grazie al contributo offerto dall’Azione Cattolica diocesana, associazione che per una lunga fase dei citati 35 anni (e a mio parere ancora oggi) ha rappresentato il fulcro della vita laicale associata.
E’ in questo grande sforzo della nostra chiesa diocesana di essere testimone sempre più autentica del suo Signore nel vortice di un cambiamento, a volte tellurico, che si inserisce la vicenda dei cristiani laici della diocesi.

Se dovessi ricordare in estrema sintesi i principali eventi e fatti che hanno potuto influenzare la vita dei nostri laici direi i seguenti:
•i Convegni diocesani di Palidoro e seguenti,
•i Corsi sociali e sulla Dottrina sociale cristiana,
•l’esperienza dei Campi-scuola diocesani e regionali,
•l’accompagnamento che l’Azione Cattolica ha assicurato per lungo tempo alla formazione dei Gruppi parrocchiali giovanili e le occasioni formative che la stessa ha promosso mediante incontri con responsabili nazionali e regionali preparati e testimoni,
•il rinnovamento della Catechesi, specie attraverso i convegni annuali dei catechisti,
•la nascita del settimanale diocesano Confronto,
•l’organizzarsi della Caritas nelle singole parrocchie,
•la Scuola di formazione all’impegno sociale e politico,
•il Sinodo diocesano e le sollecitazioni del Vescovo Mario.
Alcuni di questi sono stati veri e propri eventi ecclesiali, altri settoriali e qualcuno di nicchia; non è facile quindi misurare l’influenza provocata sul laicato cristiano, anche perché il termometro non è del tutto nelle nostre mani (mi soffermerò, in seguito, sui tre avvenimenti che ritengo più significativi).

Certo è, almeno ai miei occhi, che cambiamenti, crescite, conversioni ci sono state; non hanno coinvolto masse sterminate di fedeli, ma sono transitate nel profondo delle coscienze di tanti singoli laici che, in un tempo difficile, hanno maturato scelte di vita impegnative e significative.

E non era facile, anche perché si veniva da una fase diocesana delicata quanto ai laici: questo almeno mi sembrò di comprendere quando, da poco maggiorenne, fui scelto come Presidente diocesano e scaraventato nell’arena. Scegliere un diciannovenne come presidente dell’AC unitaria poteva essere dettato dal coraggio o dalla disperazione (mi si passi il termine). Forse entrambi, ma ciò non toglie che stessero ad indicare la difficoltà di acquisire disponibilità o la necessità di produrre forti cambiamenti.
In effetti, dal 1970 al 1976 l’AC diocesana era passata da 1372 a 587 iscritti e il gruppo dei laici più impegnati di allora, perlopiù costituito da giovani-adulti, per motivi di lavoro dovette lasciare la diocesi e, forse, la parte più adulta risentiva ancora molto di una educazione pre-conciliare che faticava ad innestare i cambiamenti che la Chiesa italiana post-conciliare e l’Azione Cattolica della scelta religiosa reclamavano.

Non che a livello parrocchiale non vi fossero belle figure laicali. Anzi, uomini e specialmente donne di profonda spiritualità, senso della chiesa, attente al prossimo, specie quello più bisognoso, costellarono la vita di alcune parrocchie. Qualcuna ci ha lasciato, altre sono ancora con il testimone in mano a condurre la buona battaglia.
Ma certo, il numero era troppo esiguo, soprattutto rispetto al corpo cattolico ancora molto tradizionalista, per sopportare lo sforzo che ci attendeva: convertirsi come singoli e come comunità ecclesiale alla Chiesa tratteggiata dal Concilio Vaticano II, anche per quel che riguardava la vocazione e il ruolo dei laici.
Stefano Gentili

lunedì 8 agosto 2011

UN PO’ DI STORIA DI LAICI (3). I BUONI SEMI DEL PASSATO

Non è questa la sede per ricostruire la storia del laicato diocesano, né io sarei la persona adatta a farlo. Posso però rammentare alcuni passaggi che hanno coinvolto più o meno direttamente i laici da quando, nel 1976, fui nominato presidente diocesano dell’Azione Cattolica. Trentacinque anni che mi hanno visto partecipe dapprima molto interno alle cose ecclesiali, poi sempre più diretto verso quello che si è soliti chiamare mondo.

Periodo dal quale si pose fine alle amministrazioni apostoliche e la diocesi ebbe di nuovo un Vescovo tutto per sé, prese consistenza territoriale - dopo aver lasciato sul campo le parrocchie di Alberese e Rispescia (11.02.1976) - dapprima, con l’inclusione delle parrocchie di S. Fiora, Bagnolo e Bagnore (28.10.1977), poi con l’aggiunta dell’Abbazia delle Tre Fontane (10.06.1981) e assunse una fisionomia definitiva che successivi scossoni non sono stati in grado di sfigurare.

Periodo che ha visto il succedersi di quattro Vescovi, Giovanni D’Ascenzi (1975-1983), Eugenio Binini (1984-1991), Giacomo Babini (1992-1996), Mario Meini (1996-2010) ciascuno con una sua spiccata fisionomia, personalità, spiritualità e impostazione pastorale.

Periodo che ci ha fatto assistere ad un significativo ricambio di sacerdoti con la progressiva perdita di centralità dei preti ordinati nell’immediato dopoguerra fino al termine degli anni 60’, l’avvento di quelli ordinati a cavallo del Concilio fino al decennio successivo, l’ingresso di quelli che per diversi anni sono stati chiamati i preti giovani (dal 1981 al 1994), sino ai …giovanissimi sacerdoti.

Periodo nel quale cambiamenti sociali, economici, politici, culturali hanno profondamente cambiato l’uomo, la società e gli stili di vita, anche delle aree apparentemente più marginali come la nostra, modificando il comportamento religioso e l’atteggiamento nei riguardi della fede, specie delle giovani generazioni.

Periodo dove il non lontano evento conciliare e le prime realizzazioni del post-concilio reclamavano notevoli cambi di passo nelle chiese diocesane quanto al loro essere e al loro porsi nei confronti del mondo, richiedevano un personale ecclesiastico e laico più attento ai messaggi, criptati o rumorosi, che provenivano da una società in profondo cambiamento.
Stefano Gentili

domenica 7 agosto 2011

UN PO’ DI STORIA DI LAICI (2). IL TANTO BENE CHE C’È OGGI NEL LAICATO CATTOLICO

La molla del disagio richiamata nel precedente post non annebbia la vista e non impedisce di vedere il tanto bene che c’è nel laicato cattolico della diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello.
Basta volgere lo sguardo al variegato panorama offerto dalla testimonianza dei fedeli cristiani laici ed è possibile vedere, oggi, l’Azione Cattolica, della quale la Chiesa non può fare a meno, le altre aggregazioni laicali (Cursillos de Cristianidad, Cammino neocatecumenale, Acli, Agesci, Scout d’Europa, Anspi, Csi, Unitalsi, Rinnovamento nello spirito, volontariati, apostolati, Terz’ordine francescano secolare, società, gruppi di preghiera e quelle dedicate ad aspetti ancora più specifici) frutto maturo della libertà riconosciuta ai laici nel contesto dell’ecclesiologia di comunione e risposta alla varietà dei carismi che lo Spirito suscita.

E’ facile notare anche tutti gli altri laici, non consociati, che rappresentano gran parte dei fedeli della Diocesi e costituiscono il tessuto basilare della comunità della Chiesa.
Non sono moltissime persone, specie quelle aggregate non sono le falangi di un tempo, ma sono sicuramente donne e uomini, animati da autentico spirito cristiano, che collaborano con il vescovo e i sacerdoti nella evangelizzazione e nella crescita della Chiesa, si potrebbe dire - parafrasando la Lumen gentium 33 - “alla maniera di quegli uomini e quelle donne che aiutavano l’apostolo Paolo nel Vangelo e faticavano molto per il Signore”.
Stefano Gentili

sabato 6 agosto 2011

UN PO’ DI STORIA DI LAICI (1). IL SANO DISAGIO DEI CRISTIANI LAICI

Partiamo dal fondo. Pochi mesi prima che giungesse la notizia della nomina di Mons. Mario Meini a Vescovo della diocesi di Fiesole il Consiglio Pastorale della diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello aveva deciso di dedicare il piano pastorale dell'anno 2010-2011 ai “fedeli cristiani laici”. C’era stata inizialmente qualche perplessità, ma in seguito - specie dietro la spinta di alcuni laici - l’idea era passata all’intero consiglio anche se andavano discusse le modalità realizzative.

Nello stesso tempo, un gruppo di circa 30 laici aveva iniziato a riflettere sulla “questione cristiani laici” con tre incontri da gennaio a marzo del 2010 all’insegna del discernimento e della parresia (franchezza). Il perché lo esplicitarono nel primo incontro prendendo a prestito recenti parole di P. Bartolomeo Sorge.
Perché “senza laici cristiani preparati e maturi verrebbe meno un contributo essenziale alla crescita civile e umana della nostra società. Saranno soprattutto essi a sostenere il dialogo interculturale, necessario per creare l'ethos comune di cui ha bisogno l'umanità del terzo millennio in via di globalizzazione, nel rispetto del pluralismo e della laicità della politica e della cultura, in modo da accompagnare e orientare in senso autenticamente umano l'inarrestabile sviluppo tecnico e scientifico dei nostri giorni”.

“Nello stesso tempo, per quanto riguarda la missione della Chiesa, soltanto la presenza di un laicato maturo, capace di leggere con fede i ‘segni dei tempi’ e di rispondere con coerenza e competenza alle sfide sociali della nuova evangelizzazione, potrà impedire che la comunità cristiana ceda alla tentazione, in cui altre volte è caduta, di ripiegarsi su se stessa, di chiudersi a riccio di fronte agli attacchi frontali e alle difficoltà con cui è chiamata a misurarsi”. (P. Bartolomeo Sorge, La staffetta del 60°, in Aggiornamenti Sociali, dicembre 2009).
A cui aggiunsero, a livello, ancor più esistenziale, il desiderio di vivere felicemente il cristianesimo come laici; di far sì che i laici cristiani della nostra diocesi potessero riscoprire la gioia di essere cristiani coerenti con la chiamata che viene loro fatta; di riuscire a comunicare, specie ai più giovani, il fascino e l’importanza della proposta cristiana ordinaria.

Come era maturata la scelta del Consiglio pastorale diocesano?
La genesi era rintracciabile nell’azione di in un piccolo gruppo di persone (una parte dei trenta) che aveva avuto il coraggio di fare emergere il serpeggiante disagio presente in alcuni laici e qualche presbitero e che trovava riscontro nell’imbarazzo che si era già manifestato a livello nazionale e in non poche chiese locali: quello di non riuscire a pensare e a vivere una laicità cristiana matura.
Disagio che si rivolgeva in primo luogo nei confronti degli stessi laici, perché si vedevano incapaci di uscire da una situazione considerata insoddisfacente per se stessi, per la comunità ecclesiale, per la società. Insomma, per usare l’espressione tratta da un recente libro di Fulvio De Giorgi, questo gruppo di laici si sognava “cigno” e si vedeva “brutto anatroccolo”.
In realtà, a mio parere, la non lontana esperienza del Sinodo Diocesano stava dando i primi frutti spingendo ad una lettura in controluce e nel profondo della propria esperienza.
Stefano Gentili

martedì 29 marzo 2011

L’ERA DI BUFALONIA E L’OBOEDENTIA VERITATIS

“Castificantes animas nostras in oboedentia veritatis” ebbe a dire Papa Benedetto XVI durante l’omelia nella messa del 6/10/2006 celebrata per i membri della Commissione Teologica Internazionale, citando la Prima Lettera di San Pietro, nel primo capitolo, versetto 22. E proseguì dicendo:“Parlare per trovare applausi, parlare orientandosi a quanto gli uomini vogliono sentire, parlare in obbedienza alla dittatura delle opinione comuni, è considerato come una specie di prostituzione della parola e dell'anima.
La ‘castità’ a cui allude l’apostolo Pietro è non sottomettersi a questi standard, non cercare gli applausi, ma cercare l'obbedienza alla verità”
.
Concetto ripetuto e specificato nell’Angelus del 29 giugno 2009: “È l’obbedienza alla verità che rende pura l’anima. Ed è il convivere con la menzogna che la inquina. L’obbedienza alla verità comincia con le piccole verità del quotidiano, che spesso possono essere faticose e dolorose”.

Obbedire alla verità e non inquinarla convivendo con la menzogna
. Ecco cosa si chiede non solo ai teologi, ma a ciascuno di noi, a chi maneggia i mezzi d’informazione, ai giornalisti, ai giudici, ai politici e a tutti coloro (pochi e sempre i soliti) che intervengono, via etere e su carta stampata, su tutto e su tutti.

Purtroppo invece sono sempre più diffusi i cultori della menzogna.
Paradossalmente la menzogna è entrata in campo quando la maglia da titolare hanno iniziato ad indossarla le opinioni e i fatti sono stati espulsi dal gioco.
“Niente fatti, solo opinioni!” è il nuovo verbo, come dice Marco Travaglio in un suo fortunato libro del 2006, ‘La scomparsa dei fatti’. I primi non devono disturbare le seconde. Senza fatti, si può sostenere tutto e il contrario di tutto. Con i fatti, no.

I fatti vengono nascosti per mille motivi: per ignoranza, impreparazione, sciatteria, per evitare rogne, perché si fa il tifo, per essere invitati in certi salotti, perché si aspetta la promozione, perché è politicamente scorretto, perché si è pagati dai servizi segreti, perché prima o poi qualcuno ti ringrazia, perché ti tolgono la pubblicità dal giornale, perché altrimenti….la gente capisce tutto.
L’elenco potrebbe continuare molto a lungo, ma mi taccio.

I fatti si possono nascondere in molti modi. Leggere il saggio di Travaglio, per i tipi de Il Saggiatore (Milano), può essere un utile allenamento.
Uno di questi modi è confezionare le “bufale”.
La bufala non è la femmina del Bufalo e neppure la nota mozzarella aversana ma, come dice il Sabatini Coletti, una “notizia clamorosamente infondata, panzana; anche, errore madornale”.
Pensando a queste sono andato a sfogliare un quadernino dove ho appuntato alcune bufale, fresche e stagionate. Altre non l’ho scritte e non le ricordo con precisione, ma ce ne sarebbero a iosa.

→ Parto da una semi-bufala. Semi, perché la notizia che si poteva leggere ieri sul sito del Corriere (28/03/2011) dice una cosa vera, ma con un’enfasi menzognera: “Berlusconi in Tribunale, bagno di folla e ‘nuovo predellino’”. E uno si fa l’idea che una fiumana di fans abbia risposto alla cartolina precetto dei sottosegretari Santanchè e Mantovani per scortare il Premier tra due ali di folla al processo Mediatrade.
Poi, il sito del Fatto Quotidiano ha informato: 49 persone, in parte noti figuranti presi a nolo dal Biscione, hanno accolto il premier all’ingresso del Tribunale e all’uscita erano saliti addirittura a un centinaio. Compresi cronisti, fotografi, cameraman, curiosi e uomini della scorta. Ma quale folla!

→ Un’altra, fresca fresca, riguarda il recente episodio di Forum su Canale 5, taroccato per inscenare una finta abruzzese aquilana che elogia il governo. Mediaset la manda in onda, pagandola 300 euro, per leggere un copione scritto dagli autori del programma condotto da Rita Dalla Chiesa. “L'Aquila è ricostruita”; “ci sono case con giardini e garage”; “la vita è ricominciata”; chi si lamenta “lo fa per mangiare e dormire gratis”. Per questo “ringraziamo il presidente...” . “Il governo... “, precisa la conduttrice. Meno male che Rita c'è...

→ Ho poi ancora in mente una delle ultime del “nostro”. Il 22 marzo 2011 Berlusconi è apparso in uno spot per promuovere l’Italia turistica in patria. Vestito nero, cravatta blu, il presidente del Consiglio ha ricordato che l'Italia è “il Paese che ha regalato al mondo il 50% dei beni artistici tutelati dall'Unesco”.
Naturalmente è una bufala: i siti italiani sono il 5%, 45 su 911. Ma dove legge? O chi gliele scrive?

→ Le dice così tante, che è difficile stargli dietro. Qualche settimana fa sempre il “nostro” ha allietato una platea con la seguente dichiarazione: “Oggi si celebra la 2.952esima udienza a mio carico. Io sono l’uomo più processato d’Italia, ho avuto 103 procedimenti, oltre 50 andati a dibattimento”.
Bufala: ricorda uno che se ne intende, Marco Travaglio, che i procedimenti sono una trentina in tutto, di cui 19 andati a dibattimento e gli altri archiviati. Anche ammettendo che ciascun dibattimento abbia prodotto cento udienze, cifra iperbolica, saremmo ben sotto le 2.000. La matematica non è mai stata la passione dell'imprenditore di Arcore.

→ Ancora Silvio ad un'altra platea ha dichiarato: “ho rinunciato da tempo ad avere un telefonino perché il mio era esposto a ogni tipo di intercettazione”.
Bufala: ricorda sempre Marco Travaglio, che il suo telefonino non è mai stato intercettato (dal 1994 è infatti un parlamentare e come tale non può essere ascoltato; prima del ‘94, per quanto più volte indagato, non risulta che i giudici gli abbiano mai messo sotto controllo i telefoni, salvo una volta, nel 1983). Ogni qual volta è stata captata la Sua voce in conversazioni telefoniche, è perché i giudici stavano intercettando i telefoni dei suoi interlocutori: diciamo pure… personaggi sempre un po’ particolari.

→ Ma non è il solo a sbufaleggiare. In una trasmissione di Ballarò di qualche mese fa, il leghista Roberto Cota fece una saccente lezione al costituzionalista Stefano Rodotà sostenendo che diceva falsità e che tutti i paesi democratici o quasi hanno leggi di immunità parlamentare.
Ovviamente è una bufala: lo stesso Rodotà provò a ricordargli che solo tre Paesi europei hanno leggi simili: Grecia, Spagna e Francia.

→ Sempre in una trasmissione di Ballarò dell’ottobre 2009, il ministro Maurizio Sacconi gridò, con una certa insolenza, rivolto allo storico Villari, presupponendolo noto comunista, “la differenza tra un socialista e un comunista è che il socialista si vanta, un comunista si vergogna”.
Bufalissima: Villari (Lucio) gli rispose: “lei mi dà del comunista, ma io non sono comunista”. D’Alema, in trasmissione, fece presente che “il Villari a cui si riferisce Sacconi è Rosario Villari, militante comunista. Non è violenza verbale, ma solo ignoranza in questo caso”, sentenziò il vero ex-comunista.

→ Nel marzo 2010 il ministro Roberto Calderoli, nel fare una sceneggiata degna del Ventennio (secondo quanto dichiarato dalle rappresentanze di base dei vigili del fuoco), compì anche un atto miracoloso bruciando, in un bel falò, 375.000 leggi inutili (come lui disse).
Bufalona. Gian Antonio Stella sul Corriere della sera del 25 marzo 2010, ha conteggiato: “Fatti i conti, lavorando 12 ore al giorno dal momento in cui si è insediato, più di una al minuto: lettura del testo compresa. Wow!”. E ha anche ricordato che la relazione della commissione parlamentare presieduta da Alessandro Pajno e più volte citata dallo stesso Calderoli, aveva accertato “circa 21.000 atti legislativi, di cui circa 7.000 anteriori al 31 dicembre 1969”.
Come abbia fatto l’aspirante dannunziano Calderoli a contarne 375.000 resta un mistero della fede.

→ Anche il politologo americano Edward Luttwak, sempre ad una trasmissione di Ballarò (quella del 15 febbraio 2011), dichiarò perentoriamente, come è solito fare: ”Gli investitori stranieri non investono in Italia e citano sempre la giustizia come principale motivazione. I vostri – molto ben pagati – giudici, lavorano malamente, lentamente, e sono considerati altamente inaffidabili”.
Bufala: da una rapporto del Cepej (The European Commission for the Efficiency of Justice) emerge che la produttività individuale media dei giudici italiani, calcolata nel 2006, è tra le più alte in Europa. I giudici italiani sono al terzo posto in Europa per produttività nel settore civile: 4516 cause civili definite ogni anno per 100.000 abitanti, contro le 2571 dei francesi, le 2501 degli spagnoli e le 1929 dei tedeschi. Per quanto attiene il lavoro nel settore penale, i giudici italiani sono al primo posto in Europa con 1.168.044 procedimenti definiti in un anno contro gli 864.231 della Germania, i 655.737 della Francia e i 388.317 della Spagna.
Gli stipendi iniziali dei magistrati italiani si collocano al 18° posto della graduatoria europea, con una distanza di €. 135.000 dal 1° posto (Scozia) e di circa €. 60.000 da quelli della Svezia e Svizzera, rispettivamente al 6° e 8° posto.
E’ al 14° posto lo stipendio lordo di un P.M. all’inizio della carriera.
Luttwak, per cortesia, la smetta…

→ Purtroppo si dicono inesattezze anche su questioni gravi.
Il dottor Alberto Zangrillo, medico personale di Silvio Berlusconi e primariodell’unità di rianimazione al San Raffaele di Milano, circa due mesi fa, nel presentare il suo libro ‘Ri-animazione’, non ha avuto di meglio che prendersela con Ignazio Marino che – a suo dire - “ha smesso di fare il medico per fare politica” e che “infama i medici” sostenendo (Marino) che in alcuni ospedali si stacchi la spina delle macchine che aiutano artificialmente i pazienti, senza dichiararlo pubblicamente.
Ahimè, la bufala non è di Marino che non infamia i medici, ma di Zangrillo. “Per evitare brutte figure – ha risposto infatti Marino – suggerisco a Zangrillo di leggere uno studio pubblicato da anestesisti e rianimatori che lavorano nei reparti di terapia intensiva italiani. Secondo la ricerca, riferita a 3.438 cartelle cliniche raccolte in 84 rianimazioni, nel 62,2% dei pazienti in fin di vita sono state attuate forme di limitazione terapeutica comprese il respiratore automatico, la nutrizione, l’idratazione artificiale e la dialisi”. Dottor Zangrillo, non scherzi col fuoco!

Che dire di queste notizie clamorosamente infondate, panzane, errori madornali?
Forse - per dirla con Lord Byron - che la bugia è solo la verità in maschera?
Ma…….
Castificantes animas nostras in oboedentia veritatis.
Stefano Gentili