lunedì 22 ottobre 2012

PITIGLIANO, 18 DEL POMERIGGIO. Lettere del Concilio

Prendo a prestito il titolo del libro “Roma, due del mattino. Lettere dal Concilio” che raccoglie gli scritti (lettere) di dom Helder Camara durante la sua partecipazione al Concilio Vaticano II.

E’ un libro sorprendente e prezioso e ne consiglio la lettura.

Prendo a prestito quel titolo riadattandolo a me, a noi.
Lo faccio per iniziare la lettura di alcune parti dei documenti conciliari. Di essi e dell’avvenimento conciliare, infatti, si parla molto in questo periodo e io stesso l’ho iniziato a fare e continuerò a farlo. Ma ritengo opportuno abbeverarmi di nuovo a quelle fonti che in gioventù ho avuto modo di leggere in abbondanza; poi la cosa è un po’ passata di moda….e anche io li ho lasciati sugli scaffali a prendere polvere.

Penso di non sbagliare se affermo che il 99,9% dei cattolici frequentanti (tra i 15 e i 60 anni) non hanno mai preso in mano un documento conciliare e tanto meno l'hanno letto dall'inizio alla fine o anche solo una discreta parte.
Sono invece ancora oggi una fonte inesauribile di riflessione e ricchezza, uno scrigno prezioso che va aperto di nuovo.

Io lo farò (a Dio piacendo) da PITIGLIANO, alle 18 DEL POMERIGGIO (ora del vespro) tendenzialmente tutti i MARTEDI' utilizzando questo spazio, ma potrà esserci qualche eccezione.
Lo faccio per me…e per tutte le persone che ne vorranno usufruire, leggendo, magari commentando o utilizzando il testo per qualche incontro con altri amici.

Stefano Gentili

domenica 21 ottobre 2012

3. UN CONCILIO VERAMENTE ECUMENICO

I Padri conciliari furono invitati per la prima volta da ogni parte della terra. Ogni area geografica (con tutto quello che ciò significava) era rappresentata. 
Al primo periodo conciliare parteciparono circa 2.500 padri, tra cardinali, patriarchi, vescovi e superiori di ordini o congregazioni religiose, provenienti da più di 110 Stati diversi e rappresentativi anche di tradizioni cattoliche diverse da quella latina (melchiti, armeni, copti…. 
Complessivamente, ad almeno una delle sessioni dei Concilio parteciparono circa 3.000 padri; di essi, quasi 1.900 parteciparono a tutti i lavori. 
Per tutta la durata dei lavori, i padri si avvalsero dell’appoggio di periti, esperti in questioni giuridiche e teologiche. 

Tanto per fare un confronto, il Concilio di Trento (1545-1563) fu prevalentemente europeo perché ai vescovi dell’America Latina Carlo V impedì la partecipazione: il ‘poverino’ temeva che rivelassero le tristi condizioni degli Indios. 
Il Concilio Vaticano I, che pure fu discretamente numeroso (642 partecipanti), fu solo europeo e americano. 

Il Vaticano II fu quindi veramente ecumenico e vi parteciparono anche “osservatori” di fedi non cattoliche, la cui presenza e i cui interventi al di fuori dell’aula finirono per influenzare positivamente i lavori dell’assemblea. La loro presenza è annotata nei diari di alcuni padri con grande commozione. Il loro numero variò nel corso del Concilio, dai circa 50 dell’inizio fino ai 106 dell’ultima sessione. La loro rappresentatività veniva ogni volta discussa, mentre fuor di dubbio era la caratura di personalità del calibro del grande teologo ortodosso Pavel Evdokimov, l’illustre esegeta Oscar Cullman, il priore di Taizé Roger Schutz, o autorità come Cassian Bezobrazov e Alexander Schmemann, il confronto con i quali lasciò molti segni positivi sui Concilio. 

Dal 2 ottobre 1963, fu presente anche un gruppo di laici, ufficialmente inviati come “uditori” e progressivamente coinvolti i nei lavori delle commissioni. Il loro numero crescerà progressivamente; nel settembre del 1964, dopo un intervento in aula del cardinale Suenens (“le donne, se non mi sbaglio, costituiscono circa la metà dell’umanità”), Paolo VI iscrisse al numero degli uditori anche alcune religiose e laiche. Alla sessione finale, gli uditori saranno 52: 10 religiose, una coppia di sposi, 28 laici e 12 laiche. 
Vi furono accreditati un migliaio di giornalisti di tutto il mondo. 

Ecumenico fu anche lo spirito che animò la maggior parte dei Padri conciliari, le conclusioni del Concilio e alcuni suoi documenti. Spirito riconosciuto anche da due osservatori di origine protestante, ad esempio, sulla nuova soluzione proposta nella Dei Verbum riguardo al problema cruciale dei rapporti tra Scrittura e Tradizione, R. Schutz e M. Thurian (in ‘La parole vivante au Concile’). Pensavano infatti che quella citata poteva ben essere la “soluzione ecumenica giusta per riunire i cristiani separati”. Se vi par poco! 

Stefano Gentili

martedì 16 ottobre 2012

2. IL CONCILIO IDEA DELLO SPIRITO

Il Concilio Vaticano II è stato convocato da Giovanni XXIII. 
Egli era solito ripetere che l’idea era stata un'ispirazione dello Spirito Santo: “un’illuminazione improvvisa”, “una celeste ispirazione” di cui egli stesso era stato “il primo ad essere sorpreso”
In modo arguto confidò ad un amico sacerdote, don Giovani Rossi: “Non è lo Spirito Santo che assiste il Papa. Sono io che sono semplicemente il suo assistente. Perché è lui che fa tutto. Il Concilio è stata un’idea sua” (M. Gnocchi, 2000).

Annota dom Helder Camara nel suo diario, il 20.10.1962: “Un Cardinale recita oggi la bellissima preghiera 'Adoremus, Domine Sancte Spiritus'. Difficilmente troverei i mezzi per dire allo Spirito Santo qualcosa di più e di meglio di quanto dice questa preghiera. Lo Spirito deve regnare sul Concilio”.

Così evidentemente fu, se Paolo VI definì il Concilio come il "transitus Domini per la nostra epoca" (14.4.1964) e Giovanni Paolo II replicherà il 6.10.1985,"Abbiamo contratto un debito verso lo Spirito Santo"

Stefano Gentili

sabato 13 ottobre 2012

VIVA L’EUROPA, NOBEL PER LA PACE

Personalmente ho sempre sostenuto che il merito più grande della nascita dell’Unione Europea (nelle sue varie denominazioni) fosse l’avere garantito uno spazio di pace a tutti i suoi abitanti e a tutti coloro che hanno avuto a che fare con l’Europa stessa. Il carbone e l’acciaio, il sistema monetario, la stabilità dei prezzi, l’euro, le politiche sociali, la politica agricola comune e chi più ne ha più ne metta…..un eccesso di burocrazia, personale non sempre all’altezza della situazione, ma anche grandi leader….tutto questo è stato ed è funzionale (in qualche caso disfunzionale) all’obiettivo principale: la pace, la riconciliazione, la democrazia, i diritti umani. L’inatteso riconoscimento (Nobel per la Pace 2012) è stato giustificato con le seguenti motivazioni. «L'Unione europea e i suoi predecessori hanno contribuito per più di sei decenni a promuovere la pace, la riconciliazione, la democrazia e i diritti umani in Europa», ha detto a Oslo il presidente del Comitato per il Nobel. «Il più importante risultato dell'Ue è l'impegno per la pace, la riconciliazione e per la democrazia e i diritti umani. Il ruolo di stabilità giocato dall'Unione ha aiutato a trasformare la gran parte d'Europa da un continente di guerra a un continente di pace». «Oggi una guerra tra Germania e Francia sarebbe impensabile, ciò dimostra che con la reciproca fiducia nemici storici possono diventare partner. La Caduta del Muro ha reso possibile l'ingresso dei Paesi dell'Europa centrale e orientale». «Negli anni Ottanta, Grecia, Spagna e Portogallo, entrarono nella Ue. L'introduzione della democrazia fu una condizione per il loro ingresso». «L'ammissione della Croazia per l'anno prossimo, l'apertura dei negoziati con il Montenegro e lo status di candidato alla Serbia hanno tutti rafforzato il processo di riconciliazione nei Balcani», scrive ancora il comitato, secondo il quale la possibile adesione all'Ue della Turchia «ha fatto progredire la democrazia e i diritti umani in questo paese». Chi, come me, è nato dopo il 1945 è destinato a vivere l’intera sua esistenza in uno spazio vitale esente da guerre. Chi non ha vissuto l’esperienza della guerra non può rendersi conto di cosa essa significhi. E la nostra Europa è stata per secoli teatro di scontri veramente brutali. Ne ricordo solo alcuni. → Guerra dei Trent'anni (1618-1648): le potenze Cattoliche (Spagna, Austria degli Asburgo, Lega degli Stati cattolici tedeschi) giunsero allo scontro aperto con la Francia, l'Olanda, l'Inghilterra, la Svezia e gli Stati protestanti tedeschi. → Guerra di successione spagnola (1702-1714) → Guerra di successione polacca (1733-1735) → Guerra di successione austriaca (1740-1748) → Guerra dei sette anni (1756-1763) → Prima guerra di indipendenza italiana (1848-49) → Seconda guerra di indipendenza italiana (1859- 1861) → Terza guerra di indipendenza italiana (1862-1871) → Guerra franco-prussiana (1870-1871) → Prima Guerra mondiale (1914-1918): da un lato si schierano la Germania, l'Impero austro-ungarico e l'Impero ottomano, mentre dall'altra la Francia, il Regno Unito, la Russia e la Serbia, ai quali si aggiungono nel 1915 l'Italia e nel 1917 gli Stati Uniti. → Seconda Guerra mondiale (1939-1945). Paesi dell’Asse: le potenze principali furono il Terzo Reich, il Regno d’Italia e l’Impero Giapponese alle quali si affiancarono l’Ungheria e i Paesi satelliti e alleati (come la Finlandia, la Thailandia). Paesi Alleati: le potenze principali furono Francia, Regno Unito, Unione Sovietica e Stati Uniti d’America affiancate da Polonia e Danimarca e dalle varie colonie. Insomma, sono proprio felice di questo meritato riconoscimento. Viva l’Europa. L’Europa siamo noi. Stefano Gentili

giovedì 11 ottobre 2012

1. 1962-2012. IL CONCILIO E’ DAVANTI A NOI

Proprio oggi, 50 anni fa, il quasi ottantunenne Giovanni XXIII apriva il Concilio Vaticano II. 
Una benedizione per la Chiesa e per l’umanità. 
Un dono ricevuto dalla generazione allora contemporanea, come ricordava tempo fa l’ex-Presidente nazionale dell’Azione Cattolica, Paola Bignardi (2000): “La generazione adulta ha ricevuto un grande dono: quello di essere contemporanea - o quasi – dell’evento conciliare e della stagione ecclesiale che ne è seguita". 
Un dono da testimoniare ancora oggi.“Gli adulti hanno oggi la responsabilità di testimoniare alle giovani generazioni la memoria di un momento entusiasmante nella vita ecclesiale; di raccontare loro una ricchezza che non era solo per loro, ma per tutta la Chiesa”

Un dono del quale dobbiamo ancora chiederci “che ne è stato”, come fece Giovanni Paolo II nella Tertio Millennio Adveniente, quando si chiedeva cosa ne è stato di questo evento di grazia e invitava i cristiani e la Chiesa a fare una verifica della loro corrispondenza a questo dono dello Spirito. 
Insomma, “il concilio è davanti a noi non alle nostre spalle: assumere insieme ai giovani la responsabilità di esso è un modo per rinnovarne l’impegno di attuazione”

Stefano Gentili

domenica 29 gennaio 2012

OMAGGIO AL PRESIDENTE OSCAR LUIGI SCALFARO

Tre sono state le occasioni che ho avuto di incontrare, sempre più da vicino, il Presidente Oscar Luigi Scalfaro.

La prima, forse nel 1997, insieme agli altri 100 presidenti delle province italiane, al Palazzo del Quirinale.

La seconda, quando il Presidente accolse l’invito degli amici “Nomadelfi” e quindi venne a Grosseto. Era il 21 marzo 1999 e ebbi l’opportunità di rivolgergli il mio personale saluto, insieme ad altre autorità locali.

La terza, la più confidenziale, quando chiamò il Parco della Maremma, di cui ero temporaneamente Commissario, per una visita al parco. Era il 1999 e il Presidente aveva ormai terminato il settennato. Ricordo ancora con quanta soddisfazione e semplicità visitammo, ausiliati da una Jeep, le bellezze dell’Uccellina, accompagnati dalla figlia Marianna.
Parlammo riservatamente anche della situazione politica nazionale e locale. Ma sono cose che custodisco nel mio cuore.

Bella persona il nostro Presidente.
Ha combattuto la buona battaglia, ha conservato la coerenza, ora riposa in pace.

Mi permetto di dedicargli l’indirizzo di saluto che pronunciai, quando venne a Grosseto, presso il Palazzo del Governo.

Benvenuto, Presidente Scalfaro
"Caro Presidente, avrei voluto iniziare così tante lettere a Lei dirette.
Oggi ho la splendida occasione di incontrarLa, qui nella nostra terra.
Sono felicemente onorato, emozionato, di rivolgerLe il mio saluto personale e quello dei maremmani, di tutti i miei conterranei.

• Nella vita di ognuno di noi, caro Presidente, in questi anni così complessi, c'è il bisogno di avere un punto di riferimento in cui ritrovare equilibrio, da cui cogliere parole e comportamenti. Un centro di gravità che ci accompagni, anche per un attimo, nei passaggi difficili, e ci offra non tanto soluzioni, quanto l'energia, la certezza che intorno non si è soli.
Lei è stato una delle figure a cui ho guardato, le Sue parole sono giunte nel momento opportuno, hanno compreso e fatto comprendere, hanno fatto resistere e guardare con speranza al futuro.

Il bene comune che mi ha ossessionato in questi anni di presidente della Provincia ha trovato nel Suo operato la soluzione semplice e ricca, naturale e viva.
Come pure l'alto senso delle istituzioni che da sempre La hanno caratterizzata
e che tutti dovrebbero coltivare e far crescere e che, invece, non sempre lo si trova specie in taluni che attorno alle istituzioni ruotano.
La ringrazio come cittadino.
Credo che l'Italia sarebbe stata diversa senza la Sua coerente fermezza e umanità.


• Il Suo incontro di oggi è nato per esaudire un desiderio degli amici "nomadelfi", per i quali l'amore fraterno è regola, in eroica applicazione della loro fede. E' quanto si trova scritto nella loro Costituzione ed è quanto ho potuto sperimentare tutte le volte che sono entrato in contatto con la comunità.
Il popolo nuovo, come amano chiamarsi, somiglia a quei grandi massi dove, entrando nella Comunità, sono testimoniate le loro regole. Rappresentano un monito severo verso il resto del mondo, ma anche un sorriso, una speranza, una guida per coloro che sono dispersi.
E sono gioia i loro spettacoli, è gioia quella che trasmettono ai loro visitatori e ai loro figli.
Non so se sarà mai possibile che comunità più vaste, nazioni, popoli si possano organizzare sullo stile di Nomadelfia.
Dentro il mio cuore sento, però, che così dovrebbe essere.

• Caro Presidente questa nostra terra con una storia aspra e difficile, è terra di accoglienza e di rifugio. Lo è stata per la gente venuta a bonificare le paludi e popolare le terre nel dopo guerra, lo è per chi oggi ricerca luoghi di riflessione e di sosta, spazi in cui far volare gli occhi e crescere i figli.
Il suo futuro, ne sono convinto, è nella capacità di compiere un percorso che sappia creare un nuovo umanesimo, una nuova unità, quella fratellanza che sa essere rottura degli interessi di pochi, tessitura della vita di tutti, punto di riferimento delle giovani generazioni, qualità della vita delle generazioni future.
Benvenuto, caro Presidente della Repubblica Italiana”.

Stefano Gentili

domenica 8 gennaio 2012

5 ANNI DEL MIO “SECONDO TEMPO”: GRAZIE

Ieri mattina, 7 gennaio, i miei tre figli in prima mattinata mi hanno fatto una sorpresa molto particolare.
Sono venuti a svegliarci (dormo con mia moglie) con il consueto latte e caffè a cui hanno aggiunto due fette di panettone e 5 candeline.
Mi hanno preso un po’ alla sorpresa, perché dopo aver dormito non molto durante la notte mi ero assopito in mattinata, ma la loro apparizione è stata una gioia.
Mi hanno fatto gli auguri per i 5 anni del secondo tempo della mia vita: dal quel 7 gennaio 2007 quando ricevetti il dono del trapianto di polmone.

Per me è una gioia poter stare ancora con loro e con Rossella in questa vita, come con tutte le persone che conosco e per le quali nutro affetto.
Il sentimento che desidero esprime anche quest’anno è sempre lo stesso: GRAZIE, a cominciare dalla persona che me lo ha donato e dalla sua famiglia (per i quali prego quotidianamente), dai medici dell’ospedale di Siena e, via via, tutti gli altri che non posso nominare perché la commozione prende il sopravvento.
Grazie

Stefano Gentili