lunedì 17 marzo 2008

Cattolici: per chi votare?

Prendo spunto dalle opinioni ultimamente espresse dal settimanale “Famiglia Cristiana” per avviare una riflessione su “cattolici e politica”, che si potrebbe anche allargare al più ampio “fede e politica”.

¤ “Pasticcio veltroniano in salsa pannelliana” rivolto al Partito Democratico che ha imbarcato un pugno di radicali.

¤ “Il primato del fare e l’anarchia dei valori” indicato al Popolo delle Libertà, che ha anche candidato il fascista non pentito Ciarrapico.

¤ “Coatti al centro; con bollino ma senza coraggio” girato all’Unione di Centro di Casini e Pezzotta, che non hanno potuto fare a meno di candidare il condannato (in primo grado) Cuffaro.

¤ “Rischia di gettare nella competizione elettorale un tema troppo delicato, col risultato di ghettizzarlo” indirizzato alla lista Aborto-No grazie di Giuliano Ferrara.

Bocche scelte quelle dei paolini!

Torna, peraltro, l’antico tema del rapporto tra la limpidezza della fede e la nebbia che talvolta avvolge la politica: come rapportarle nelle scelte concrete, prima tra tutte la scelta del voto?

Insomma, chi votare per non sentirsi incoerenti?

E cosa fare per non diventare irrilevanti?

Io un’idea ce l’avrei.

E voi?

L’invito alla riflessione e al dibattito è rivolto a credenti, non credenti e diversamente credenti.

Stefano Gentili

1 commento:

Anonimo ha detto...

Credo che questa intervista pubblicata su "peace reporter" a don Virginio Colmegna della Casa della Carità di Milano possa essere utile al dibattito che hai avviato qui.
Massimo Cipriani


Giù le mani dai cattolici
A tu per tu con don Virginio Colmegna che ribadisce il suo no alla strumentalizzazione politica dei valori religiosi



scritto per noi da
Sergio Lotti


Don Colmegna con il cardinal Martini“Il rischio che si corre in questo periodo è che esaltando un valore anziché un altro si venga subito arruolati da una parte o dall’altra” dice don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità. “Ma questa è una visione provinciale del dibattito, che dovrebbe restare molto più in alto, dovrebbero tutti mostrare una maggiore capacità di discutere, invece di pensare a schierarsi”. Don Colmegna interviene con decisione e senza ambiguità nelle ultime battute di un dibattito preelettorale scomposto e a tratti persino becero, che vede troppi candidati dichiararsi garanti dei valori cattolici, provocando spesso reazioni indignate da parte di fedeli, parroci e vescovi.

Papa Benedetto XVIIntende dire che durante la campagna elettorale politici e religiosi dovrebbero evitare di tirare per la giacca i cattolici?
Si possono sottolineare i valori, ma ci si può schierare soltanto sui grandi temi di fondo. Non ha alcun senso che i grandi pensieri siano condizionati dall’appartenenza politica, che svilisce la riflessione nella crescente esasperazione dei toni, mentre il tessuto di solidarietà si sta sfaldando, cala l’attenzione verso i poveri, la sofferenza, l’emarginazione, la giustizia sociale. Cresce invece il divario fra ricchi e poveri e la sensazione di abbandono delle periferie, si rinforzano gli steccati fra culture diverse.

Attento, don Colmegna, che viene arruolato nell’Unione insieme al cardinale Tettamanzi e a tutta la curia di Milano.
Ma è ridicolo! Le preoccupazioni di Tettamanzi riguardo ai poveri, alle periferie emarginate e alle divisioni nella società seguono le linee tracciate nella prima enciclica di Benedetto XVI, e ancora prima nel pensiero di Giovanni Paolo II. Anche se papa Wojtyla aveva toni più appassionati, mentre papa Ratzinger si esprime in modo più razionale, l’obiettivo è sempre quello di far convivere idee, culture e religioni diverse in un mondo teso alla pace e alla solidarietà, non segnato da guerre e separazioni.

Bono VoxPurtroppo, però, andiamo in direzione opposta: non soltanto siamo presenti con i nostri soldati sui teatri di assurde guerre, ma anche nella cooperazione internazionale siamo scesi all’ultimo posto fra le nazioni più ricche, al contrario di quanto era stato promesso, come ha fatto notare persino il cantante Bono, leader degli U2, lamentando di essere stato strumentalizzato dalla propaganda berlusconiana.
E’ evidente la scissione fra quello che si dice e quello che si fa. La cooperazione si è ridotta al minimo, ma soprattutto scatta solo nel caso di sciagure, viene vista come assistenza, non come ansia di giustizia sociale e di solidarietà. Con questa mentalità, i veri sostenitori italiani del sud del mondo sono gli immigrati che lavorano qui e mandano i soldi a casa.

TettamanziA proposito di immigrati, che ne pensa della legge Bossi-Fini?
Ha corretto in negativo la precedente legge. Con il risultato che su tre immigrati, due vengono regolarizzati dopo un certo periodo, perché non si può decidere a livello nazionale di quante persone ha bisogno il mercato del lavoro, è difficile farlo anche a livello locale. Come fa una famiglia, per esempio, ad assumere una badante sulla base di una lista compilata in Romania? Con questa legge si favorisce la formazione di un precariato strutturale che spesso sfocia nella microcriminalità. I permessi di soggiorno, poi, dovrebbero riguardare gli enti locali, non le questure, che si basano sull’esistenza o meno di reati. Finché non saranno i comuni a rilasciarli, questi permessi, gli immigrati continueranno a essere considerati un pericolo invece che una risorsa. Più che accoglierli, la comunità li subisce.

E questa diffidenza ne facilita poi lo sfruttamento, l’emarginazione e spesso anche la persecuzione.
Proprio così. Prevale un generale atteggiamento di diffidenza e di difesa, e alla prima preoccupazione si scatena la caccia, talvolta anche con l’uso delle armi, in strada e persino nei condomini, dove le vessazioni nei loro confronti sono largamente tollerate. Ma soprattutto si fa fatica a identificarli come individui: non si parla per esempio di Isabella, ma di una bambina rom, e nella sua classe non ci sono Giovanni e Michele, ma due marocchini, e così via.

Casa della solidarietàQuesto atteggiamento, e soprattutto il clima da crociata che traspare nello schieramento di destra e contagia persino alcuni ministri e alte cariche istituzionali, non dovrebbe provocare disagio nei veri cattolici?
In entrambi gli schieramenti i cattolici in questo momento sono a disagio, e non solo loro. E’ la debolezza politica che preoccupa. Una ventina di persone ha deciso come si rinnova il parlamento, e questa riforma elettorale non rasserena gli animi, certo, ma non per questo si deve consegnare la propria coscienza a qualcun altro. A chi vorrebbe resuscitare grandi muri che per fortuna non ci sono più, il dovere dei cattolici è quello di non avallare neppure lontanamente uno scontro di civiltà. Non esistono civiltà separate, bisogna invece tornare a discutere per cercare punti d’incontro sui valori comuni.