lunedì 14 marzo 2011

CHE FINE HA FATTO…” LA CHIESA ITALIANA E LE PROSPETTIVE DEL PAESE”?

Ricorda l’amico Angelo Bertani che negli anni ’80, tra le tante cose, c’era anche chi “vestiva alla marinara, chi la sera andava in via Veneto, e chi leggeva La Chiesa italiana e le prospettive del paese”.
Dice questo prendendo spunto dall’inizio del paragrafo 6 dell’ultima prolusione del Cardinale Bagnasco che, testualmente, recita: “In un documento del nostro Episcopato pubblicato trent’anni or sono e che ebbe a suo tempo una notevole accoglienza (La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, 1981), si diceva icasticamente: Il consumismo ha fiaccato tutti”.
E lo fa per segnalare che la citazione di quel documento ha fatto drizzare parecchie antenne (ohibò!).

Ricordo perfettamente quella pubblicazione e da parte mia l’accolsi con “notevole entusiasmo”, come dice Bagnasco. Ma ricordo anche quanta poca risonanza ebbe nelle nostre comunità ecclesiali, a discapito di quanto gli stessi vescovi auspicavano al paragrafo 38: “Queste considerazioni e questi orientamenti (…) potranno stimolare una riflessione responsabile nelle parrocchie, nei vicariati, nelle diocesi, tra le associazioni e i movimenti locali”. Ma manco per niente!
E negli anni successivi sarà anche peggio.
Uso sempre le parole dell’acuto Bertani: “in diversi si ricordano perfettamente di come, negli anni ’90, quel documento circolasse in forma semiclandestina in alcuni settori precisi del Popolo di Dio. Di come fosse diventato impossibile non dico trovarlo citato in un discorso del capo dei vescovi italiani, ma perfino acquistarne una copia nelle librerie cattoliche. Di come chi aveva l’originale in casa lo prestasse con mille cautele a chi lo chiedeva per fotocopiare, di come lo si leggesse e discutesse in certe interminabili riunioni dopocena, con la competenza e il tono sommesso di veri esegeti carbonari”.

Perché il documento ebbe quello strano destino? Perché sparì dalla circolazione…e non se ne è più riparlato? Eppure era un piccolo saggio di appena 28 paginette ed anche senza note.

Alcune risposte mi frullano per la testa. Una è di carattere ecclesiale ed è tutta italiana, l’altra è di natura politica e riguarda quella nostrana e quella internazionale; ce n’è poi una anche di carattere culturale che ha a che fare con… la Pamela, Bobby, J.R., Bim Bum Bam, Drive in.
Tornerò a parlarne in prossimi post, se ne avrò voglia.

Intanto ricordo che i contenuti di quel documento erano “icastici”, per dirla con Bagnasco, cioè chiari, evidenti, efficaci e, quindi, scomodi, specie per il potere, per tutti i poteri (appunto, quelli citati ed altri ancora).
Li ricordo alcuni.

→ “Con gli ‘ultimi’ e con gli emarginati, potremo tutti recuperare un genere diverso di vita. Demoliremo, innanzitutto, gli idoli che ci siamo costruiti: denaro, potere, consumo, spreco, tendenza a vivere al di sopra delle nostre possibilità. Riscopriremo poi i valori del bene comune: della tolleranza, della solidarietà, della giustizia sociale, della corresponsabilità. Ritroveremo fiducia nel progettare insieme il domani, sulla linea di una pacifica convivenza interna e di una aperta cooperazione in Europa e nel mondo. E avremo la forza di affrontare i sacrifici necessari, con un nuovo gusto di vivere”. (n. 6)

→ “Gli impegni prioritari sono quelli che riguardano la gente tuttora priva dell’essenziale: la salute, la casa, il lavoro, il salario familiare, l’accesso alla cultura, la partecipazione” (n. 4).

→ “Il Paese non crescerà, se non insieme” (n.8).

→ La stampa, la radio, la televisione, il teatro, il cinema rischiano di degenerare in “strumenti di manipolazione, di destabilizzazione e conflitto, di incomunicabilità, perfino di disprezzo della realtà popolare, come nel caso della diffusione della pornografia e della provocazione all’intolleranza e alla violenza” (n. 8).

→ “Il primato dell’uomo sul lavoro; il primato del lavoro sul capitale e sui mezzi di produzione; il primato della destinazione universale dei beni sulla proprietà privata” (n. 27).

→ “Non su una ingannevole e iniqua corsa agli armamenti accetteremo di porre le basi della cooperazione internazionale, ma sul diritto di tutti gli uomini e di tutti i popoli, particolarmente di coloro che sono schiavi della fame, delle malattie, dello sfruttamento e della paura, a esistere, a decidere, a lavorare e a vivere con noi” (n. 11).

→ Come Chiesa “non si tratta di serrare le fila per fare fronte al mondo” (n. 16)

→ “C’è innanzitutto da assicurare una nuova presenza di Chiesa. E tale presenza ha un inconfondibile stile evangelico: come Cristo, anche la Chiesa è nel mondo, è per il mondo, ma non del mondo. Di qui la purificazione dei nostri comportamenti, restituiti a libertà da pretese o compromessi mondani, per testimoniare il Vangelo nella sua purezza e integrità.” (n. 17)

→ “C'è innanzi tutto da assicurare presenza. L'assenteismo, il rifugio nel privato, la delega in bianco non sono leciti a nessuno, ma per i cristiani sono peccato di omissione” (n 33).

→ “Noi sappiamo bene che non necessariamente dall'unica fede i cristiani debbono derivare identici programmi e operare identiche scelte politiche: la loro presenza nelle istituzioni potrebbe legittimamente esprimersi in forme pluralistiche”.

→ I laici sono definiti come “soggetti attivi e responsabili di una storia da fare alla luce del Vangelo, riconosciuti e sorretti per sviluppare, con la giusta autonomia, le loro risorse cristiane e umane a servizio del paese” (n. 23).

Mi sembra che ce ne fosse abbastanza per decretare la prematura sparizione del documento nei meravigliosi anni ’80 della ‘Milano da bere’ e nei primi anni ’90, tempo prima scoppiettante poi di normalizzazione, di centralizzazione decisionale, di disperati tentativi di salvare l’impossibile, del potere per il potere, di avvio di un nuovo credo economico e di televisioni che dipingevano nuovi mondi dalle tinte attraenti. E…di cattolici progressivamente zittiti e profondamente impreparati a comprendere quello che stava avvenendo ed incapaci, quindi, di interpretare e governare il nuovo.

Comunque una copia del documento io ce l’ho e la conservo gelosamente. Se qualcuno fosse interessato si faccia vivo via email.
Stefano Gentili

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