Ricorda l’amico Angelo Bertani che negli anni ’80, tra le tante cose, c’era anche chi “vestiva alla marinara, chi la sera andava in via Veneto, e chi leggeva La Chiesa italiana e le prospettive del paese”.
Dice questo prendendo spunto dall’inizio del paragrafo 6 dell’ultima prolusione del Cardinale Bagnasco che, testualmente, recita: “In un documento del nostro Episcopato pubblicato trent’anni or sono e che ebbe a suo tempo una notevole accoglienza (La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, 1981), si diceva icasticamente: Il consumismo ha fiaccato tutti”.
E lo fa per segnalare che la citazione di quel documento ha fatto drizzare parecchie antenne (ohibò!).
Ricordo perfettamente quella pubblicazione e da parte mia l’accolsi con “notevole entusiasmo”, come dice Bagnasco. Ma ricordo anche quanta poca risonanza ebbe nelle nostre comunità ecclesiali, a discapito di quanto gli stessi vescovi auspicavano al paragrafo 38: “Queste considerazioni e questi orientamenti (…) potranno stimolare una riflessione responsabile nelle parrocchie, nei vicariati, nelle diocesi, tra le associazioni e i movimenti locali”. Ma manco per niente!
E negli anni successivi sarà anche peggio.
Uso sempre le parole dell’acuto Bertani: “in diversi si ricordano perfettamente di come, negli anni ’90, quel documento circolasse in forma semiclandestina in alcuni settori precisi del Popolo di Dio. Di come fosse diventato impossibile non dico trovarlo citato in un discorso del capo dei vescovi italiani, ma perfino acquistarne una copia nelle librerie cattoliche. Di come chi aveva l’originale in casa lo prestasse con mille cautele a chi lo chiedeva per fotocopiare, di come lo si leggesse e discutesse in certe interminabili riunioni dopocena, con la competenza e il tono sommesso di veri esegeti carbonari”.
Perché il documento ebbe quello strano destino? Perché sparì dalla circolazione…e non se ne è più riparlato? Eppure era un piccolo saggio di appena 28 paginette ed anche senza note.
Alcune risposte mi frullano per la testa. Una è di carattere ecclesiale ed è tutta italiana, l’altra è di natura politica e riguarda quella nostrana e quella internazionale; ce n’è poi una anche di carattere culturale che ha a che fare con… la Pamela, Bobby, J.R., Bim Bum Bam, Drive in.
Tornerò a parlarne in prossimi post, se ne avrò voglia.
Intanto ricordo che i contenuti di quel documento erano “icastici”, per dirla con Bagnasco, cioè chiari, evidenti, efficaci e, quindi, scomodi, specie per il potere, per tutti i poteri (appunto, quelli citati ed altri ancora).
Li ricordo alcuni.
→ “Con gli ‘ultimi’ e con gli emarginati, potremo tutti recuperare un genere diverso di vita. Demoliremo, innanzitutto, gli idoli che ci siamo costruiti: denaro, potere, consumo, spreco, tendenza a vivere al di sopra delle nostre possibilità. Riscopriremo poi i valori del bene comune: della tolleranza, della solidarietà, della giustizia sociale, della corresponsabilità. Ritroveremo fiducia nel progettare insieme il domani, sulla linea di una pacifica convivenza interna e di una aperta cooperazione in Europa e nel mondo. E avremo la forza di affrontare i sacrifici necessari, con un nuovo gusto di vivere”. (n. 6)
→ “Gli impegni prioritari sono quelli che riguardano la gente tuttora priva dell’essenziale: la salute, la casa, il lavoro, il salario familiare, l’accesso alla cultura, la partecipazione” (n. 4).
→ “Il Paese non crescerà, se non insieme” (n.8).
→ La stampa, la radio, la televisione, il teatro, il cinema rischiano di degenerare in “strumenti di manipolazione, di destabilizzazione e conflitto, di incomunicabilità, perfino di disprezzo della realtà popolare, come nel caso della diffusione della pornografia e della provocazione all’intolleranza e alla violenza” (n. 8).
→ “Il primato dell’uomo sul lavoro; il primato del lavoro sul capitale e sui mezzi di produzione; il primato della destinazione universale dei beni sulla proprietà privata” (n. 27).
→ “Non su una ingannevole e iniqua corsa agli armamenti accetteremo di porre le basi della cooperazione internazionale, ma sul diritto di tutti gli uomini e di tutti i popoli, particolarmente di coloro che sono schiavi della fame, delle malattie, dello sfruttamento e della paura, a esistere, a decidere, a lavorare e a vivere con noi” (n. 11).
→ Come Chiesa “non si tratta di serrare le fila per fare fronte al mondo” (n. 16)
→ “C’è innanzitutto da assicurare una nuova presenza di Chiesa. E tale presenza ha un inconfondibile stile evangelico: come Cristo, anche la Chiesa è nel mondo, è per il mondo, ma non del mondo. Di qui la purificazione dei nostri comportamenti, restituiti a libertà da pretese o compromessi mondani, per testimoniare il Vangelo nella sua purezza e integrità.” (n. 17)
→ “C'è innanzi tutto da assicurare presenza. L'assenteismo, il rifugio nel privato, la delega in bianco non sono leciti a nessuno, ma per i cristiani sono peccato di omissione” (n 33).
→ “Noi sappiamo bene che non necessariamente dall'unica fede i cristiani debbono derivare identici programmi e operare identiche scelte politiche: la loro presenza nelle istituzioni potrebbe legittimamente esprimersi in forme pluralistiche”.
→ I laici sono definiti come “soggetti attivi e responsabili di una storia da fare alla luce del Vangelo, riconosciuti e sorretti per sviluppare, con la giusta autonomia, le loro risorse cristiane e umane a servizio del paese” (n. 23).
Mi sembra che ce ne fosse abbastanza per decretare la prematura sparizione del documento nei meravigliosi anni ’80 della ‘Milano da bere’ e nei primi anni ’90, tempo prima scoppiettante poi di normalizzazione, di centralizzazione decisionale, di disperati tentativi di salvare l’impossibile, del potere per il potere, di avvio di un nuovo credo economico e di televisioni che dipingevano nuovi mondi dalle tinte attraenti. E…di cattolici progressivamente zittiti e profondamente impreparati a comprendere quello che stava avvenendo ed incapaci, quindi, di interpretare e governare il nuovo.
Comunque una copia del documento io ce l’ho e la conservo gelosamente. Se qualcuno fosse interessato si faccia vivo via email.
Stefano Gentili
lunedì 14 marzo 2011
domenica 13 marzo 2011
LO SMEMORATO DI COLOGNO
Avevo fatto un fioretto: non parlare più, almeno per un po’, del Presidente del Consiglio, ma ogni giorno ne scopro una.
Questa riguarda la posizione del Silvio nazionale sulla Magistratura.
Quando Silvio Berlusconi presentò il primo governo al Senato, il 16 maggio 1994, fu lapidario: “Il governo s’impegna a non mettere mai in discussione l’indipendenza dei magistrati. Questo governo è schierato dalla parte dell’opera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati. No ai colpi di spugna. Da questo governo non verrà mai messa in discussione l'indipendenza dei magistrati"
Nel video messaggio inviato a un gruppo di promotori della Libertà, l’11 marzo 2011, ha detto: “Dal 1994 in poi nelle campagne elettorali ci siamo impegnati a rifondare la giustizia, ma i nostri sforzi sono stati puntualmente vanificati perché Fini e i suoi, giustizialisti e statalisti, si sono messi sempre di traverso, in accordo con le correnti di sinistra della magistratura”. E ancora: “Ora che Fini e i suoi non sono più con noi, la maggioranza - anche se più limitata nei numeri - è più coesa e determinata e questo ci consentirà di portare in Parlamento una riforma costituzionale della giustizia assolutamente equilibrata e moderna”.
"Se questa riforma fosse stata fatta per tempo, la storia recente dell'Italia sarebbe stata diversa. Non ci sarebbe stata quella esondazione della magistratura dagli argini costituzionali che ha portato ad annullare un'intera classe di governo nel 1992-93, che ha causato l'abbattimento del nostro primo governo nel 1994, che ha determinato anche la caduta di un governo di sinistra a causa della loro improvvida proposta di riformare la giustizia avanzata dal ministro Mastella". E aggiunge: "Così come non si sarebbe potuto portare avanti il tentativo tuttora in corso di eliminare il governo in carica per via giudiziaria. Da parte nostra invece c'è soltanto l'obbiettivo di lavorare per il bene dell'Italia, e di eliminare finalmente una anomalia, anzi una patologia grave della nostra democrazia".
L’uomo, si sa, oltre che “guascone” (come ha detto per giustificarsi del baciamano fatto a Gheddafi) è anche “smemorato” e “volubile”.
Stefano Gentili
Questa riguarda la posizione del Silvio nazionale sulla Magistratura.
Quando Silvio Berlusconi presentò il primo governo al Senato, il 16 maggio 1994, fu lapidario: “Il governo s’impegna a non mettere mai in discussione l’indipendenza dei magistrati. Questo governo è schierato dalla parte dell’opera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati. No ai colpi di spugna. Da questo governo non verrà mai messa in discussione l'indipendenza dei magistrati"
Nel video messaggio inviato a un gruppo di promotori della Libertà, l’11 marzo 2011, ha detto: “Dal 1994 in poi nelle campagne elettorali ci siamo impegnati a rifondare la giustizia, ma i nostri sforzi sono stati puntualmente vanificati perché Fini e i suoi, giustizialisti e statalisti, si sono messi sempre di traverso, in accordo con le correnti di sinistra della magistratura”. E ancora: “Ora che Fini e i suoi non sono più con noi, la maggioranza - anche se più limitata nei numeri - è più coesa e determinata e questo ci consentirà di portare in Parlamento una riforma costituzionale della giustizia assolutamente equilibrata e moderna”.
"Se questa riforma fosse stata fatta per tempo, la storia recente dell'Italia sarebbe stata diversa. Non ci sarebbe stata quella esondazione della magistratura dagli argini costituzionali che ha portato ad annullare un'intera classe di governo nel 1992-93, che ha causato l'abbattimento del nostro primo governo nel 1994, che ha determinato anche la caduta di un governo di sinistra a causa della loro improvvida proposta di riformare la giustizia avanzata dal ministro Mastella". E aggiunge: "Così come non si sarebbe potuto portare avanti il tentativo tuttora in corso di eliminare il governo in carica per via giudiziaria. Da parte nostra invece c'è soltanto l'obbiettivo di lavorare per il bene dell'Italia, e di eliminare finalmente una anomalia, anzi una patologia grave della nostra democrazia".
L’uomo, si sa, oltre che “guascone” (come ha detto per giustificarsi del baciamano fatto a Gheddafi) è anche “smemorato” e “volubile”.
Stefano Gentili
venerdì 11 marzo 2011
LA TIRANNIDE
“Tirannide indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.
E, viceversa, tirannide parimente si dee riputar quel governo, in cui chi è preposto al creare le leggi, le può egli stesso eseguire. E qui è necessario osservare, che le leggi, cioè gli scambievoli e solenni patti sociali, non debbono essere che il semplice prodotto della volontà dei più; la quale si viene a raccogliere per via di legittimi eletti del popolo. Se dunque gli eletti al ridurre in leggi la volontà dei più le possono a lor talento essi stessi eseguire, diventano costoro tiranni; perché sta in loro soltanto lo interpretarle, disfarle, cangiarle, e il male o niente eseguirle. Che la differenza fra la tirannide e il giusto governo, non è posta (come alcuni stoltamente, altri maliziosamente, asseriscono) nell'esservi o il non esservi delle leggi stabilite; ma nell'esservi una stabilita impossibilità del non eseguirle”.
(Vittorio Alfieri, Cosa sia la tirannide, in Della Tirannide, Libro Due, capitolo secondo, 1777-1790).
Vittorio Alfieri o Nostradamus?
Stefano Gentili
E, viceversa, tirannide parimente si dee riputar quel governo, in cui chi è preposto al creare le leggi, le può egli stesso eseguire. E qui è necessario osservare, che le leggi, cioè gli scambievoli e solenni patti sociali, non debbono essere che il semplice prodotto della volontà dei più; la quale si viene a raccogliere per via di legittimi eletti del popolo. Se dunque gli eletti al ridurre in leggi la volontà dei più le possono a lor talento essi stessi eseguire, diventano costoro tiranni; perché sta in loro soltanto lo interpretarle, disfarle, cangiarle, e il male o niente eseguirle. Che la differenza fra la tirannide e il giusto governo, non è posta (come alcuni stoltamente, altri maliziosamente, asseriscono) nell'esservi o il non esservi delle leggi stabilite; ma nell'esservi una stabilita impossibilità del non eseguirle”.
(Vittorio Alfieri, Cosa sia la tirannide, in Della Tirannide, Libro Due, capitolo secondo, 1777-1790).
Vittorio Alfieri o Nostradamus?
Stefano Gentili
martedì 8 marzo 2011
L’AMORE VINCE SULL’ODIO
“Berlusconi sotto i ferri. Il partito dell’odio fa festa”, titola così l’articolo più in vista del quotidiano Il Giornale di oggi, 8 marzo 2011.
E’ dal 1994 – sostengono i fans di Berlusconi - che in Italia è in corso una campagna d’odio contro Silvio.
E in effetti, Travaglio, Santoro, La Repubblica, L’Unità, Di Pietro, parte dell’opposizione, i magistrati comunisti, ora anche qualche ecclesiastico, lo martellano abbondantemente.
E lui? Lui risponde francescanamente dicendo che “l’amore vince sull’odio”.
Ciò è tra l’altro dimostrato dalle centinaia di interventi suoi e di esponenti del centrodestra che negli ultimi 16 anni sono sempre stati improntati al buon senso e alla moderazione.
Vediamo dunque una velocissima antologia (ripresa da una raccolta fatta, mesi or sono, dai giornalisti Peter Gomez e Marco Travaglio e da qualche mia aggiunta) delle migliori frasi del leader di quello che potrebbe essere chiamato il Partito dell’Amore.
Cosa dice degli avversari
"Veltroni è un coglione" (Berlusconi, 3/9/95). "Veltroni è un miserabile"(Berlusconi, 4/4/2000)."Giuliano Amato, l'utile idiota che siede a Palazzo Chigi" (Berlusconi, 21/4/2000). "Prodi? Un leader d'accatto (Berlusconi, 22/2/95). "Prodi è la maschera dei comunisti" (Berlusconi, 22/5/2003). "Prodi è un gran bugiardo pericoloso per tutti noi" (Berlusconi, 21/10/2006). “Prima delle elezioni ho potuto incontrare due sole volte in tv il mio avversario, e con soli due minuti e mezzo per rispondere alle domande del giornalista e alle stronzate che diceva Prodi” (Berlusconi alla scuola di formazione politica di Forza Italia, 2 luglio 2007)."Con Prodi a Palazzo Chigi è giusto dire: piove governo ladro" (Berlusconi, 10/4/2008). “Il centrosinistra? Mentecatti, miserabili alla canna del gas” (Berlusconi, 4/4/2000)."Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò" (inaugurando la presidenza italiana dell’Unione europea e rispondendo a una domanda del capogruppo socialdemocratico, il tedesco Martin Schulz, sul conflitto d’interessi, 2 luglio 2003). "Sono in politica perché il Bene prevalga sul Male. Se la sinistra andasse al governo l’esito sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governino i comunisti, che portano il paese sull'orlo della guerra civile" (Ansa, 29/11/09).
Come rispetta gli elettori
“Lei ha una bella faccia da stronza!” (alla signora riminese Anna Galli, che lo contestava, 24/7/ 2003). “Non credo che gli elettori siano così stupidi da affidarsi a gente come D’Alema e Fassino, a chi ha una complicità morale con chi ha fatto i più gravi crimini come il compagno Pol Pot” (Berlusconi, 14 dicembre 2005). "Ho troppa stima dell'intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse" (discorso di Berlusconi davanti alla Confcommercio il 4/4/2006). “Le nostre tre “I”: inglese, Internet, imprese. Quelle dell’Ulivo: insulto, insulto e insulto” (27/5/2004).
La sacralità delle toghe
“I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana... Se fai quel mestiere, devi essere affetto da turbe psichiche” (Berlusconi, The Spectator, 10/9 2003). “In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca” (Berlusconi, dopo l’arresto del giudice Renato Squillante, 14/5/96. Ma il riferimento è per quelli che l’hanno arrestato). “I Ds sono i mandanti delle toghe rosse. Noi non attacchiamo la magistratura, ma pochi giudici che si sono fatti braccio armato della sinistra per spianare a questa la conquista del potere” (Berlusconi, 1/12/99). “Nelle mie televisioni private non ci sono mai state trasmissioni con attacchi, perché noi siamo liberali” (Berlusconi, 21/ 5/2006). "Silvio Berlusconi, durante l'ufficio di presidenza del Pdl, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti, ha parlato di una vera e propria persecuzione giudiziaria nei suoi confronti che porta il paese sull'orlo della guerra civile" (Ansa, 29/11/09). Berlusconi, parlando in un comizio a Benevento, assicura che: su Mesiano “se ne sentiranno venir fuori delle belle” (ottobre 2009). Una minaccia esplicita per il giudice la cui colpa sembra essere solo quella di aver fatto il suo lavoro, di aver giudicato, avere firmato la sentenza che ha condannato la Fininvest a risarcire 750 milioni di Euro alla Cir di Carlo De Benedetti per la vicenda Lodo Mondadori. Berlusconi, nell’intervento alla festa del Pdl a Milano (ottobre 2010), parla del “famigerato” De Pasquale, e di “un'associazione a delinquere” nella magistratura e mette in evidenza che “tre diversi collegi” hanno avallato la tesi del pm del processo Mills dimostrando quindi che “c'è‚ un accordo fra i giudici di sinistra che vuole sovvertire il risultato delle elezioni”.
Il galateo istituzionale
“Il presidente Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista” (Berlusconi, La Stampa, 16/1/95). "Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato davanti all’Alta Corte per attentato alla Costituzione. E di noi due chi ha maneggiato fondi neri non sono certo io. D’altra parte, Scalfaro da magistrato ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono cristiano. Bè, l’uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e aristocrazia” (Berlusconi 18/1/95).
"Ma vaffanculo!" (Berlusconi, accompagnando l’insulto con un gesto della mano, mentre il presidente emerito Scalfaro denuncia in Senato il ‘servilismo’ della politica estera del suo governo nei confronti degli Usa sull’Iraq, 27/9/2002).
"Questi signori, che hanno vinto delle elezioni taroccate, hanno arrogantemente messo le mani sulle istituzioni: il presidente della Repubblica è uno di loro" (Berlusconi, riferendosi al presidente, Giorgio Napolitano, 21/10/06).
Chapeau!
Stefano Gentili
E’ dal 1994 – sostengono i fans di Berlusconi - che in Italia è in corso una campagna d’odio contro Silvio.
E in effetti, Travaglio, Santoro, La Repubblica, L’Unità, Di Pietro, parte dell’opposizione, i magistrati comunisti, ora anche qualche ecclesiastico, lo martellano abbondantemente.
E lui? Lui risponde francescanamente dicendo che “l’amore vince sull’odio”.
Ciò è tra l’altro dimostrato dalle centinaia di interventi suoi e di esponenti del centrodestra che negli ultimi 16 anni sono sempre stati improntati al buon senso e alla moderazione.
Vediamo dunque una velocissima antologia (ripresa da una raccolta fatta, mesi or sono, dai giornalisti Peter Gomez e Marco Travaglio e da qualche mia aggiunta) delle migliori frasi del leader di quello che potrebbe essere chiamato il Partito dell’Amore.
Cosa dice degli avversari
"Veltroni è un coglione" (Berlusconi, 3/9/95). "Veltroni è un miserabile"(Berlusconi, 4/4/2000)."Giuliano Amato, l'utile idiota che siede a Palazzo Chigi" (Berlusconi, 21/4/2000). "Prodi? Un leader d'accatto (Berlusconi, 22/2/95). "Prodi è la maschera dei comunisti" (Berlusconi, 22/5/2003). "Prodi è un gran bugiardo pericoloso per tutti noi" (Berlusconi, 21/10/2006). “Prima delle elezioni ho potuto incontrare due sole volte in tv il mio avversario, e con soli due minuti e mezzo per rispondere alle domande del giornalista e alle stronzate che diceva Prodi” (Berlusconi alla scuola di formazione politica di Forza Italia, 2 luglio 2007)."Con Prodi a Palazzo Chigi è giusto dire: piove governo ladro" (Berlusconi, 10/4/2008). “Il centrosinistra? Mentecatti, miserabili alla canna del gas” (Berlusconi, 4/4/2000)."Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò" (inaugurando la presidenza italiana dell’Unione europea e rispondendo a una domanda del capogruppo socialdemocratico, il tedesco Martin Schulz, sul conflitto d’interessi, 2 luglio 2003). "Sono in politica perché il Bene prevalga sul Male. Se la sinistra andasse al governo l’esito sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governino i comunisti, che portano il paese sull'orlo della guerra civile" (Ansa, 29/11/09).
Come rispetta gli elettori
“Lei ha una bella faccia da stronza!” (alla signora riminese Anna Galli, che lo contestava, 24/7/ 2003). “Non credo che gli elettori siano così stupidi da affidarsi a gente come D’Alema e Fassino, a chi ha una complicità morale con chi ha fatto i più gravi crimini come il compagno Pol Pot” (Berlusconi, 14 dicembre 2005). "Ho troppa stima dell'intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse" (discorso di Berlusconi davanti alla Confcommercio il 4/4/2006). “Le nostre tre “I”: inglese, Internet, imprese. Quelle dell’Ulivo: insulto, insulto e insulto” (27/5/2004).
La sacralità delle toghe
“I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana... Se fai quel mestiere, devi essere affetto da turbe psichiche” (Berlusconi, The Spectator, 10/9 2003). “In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca” (Berlusconi, dopo l’arresto del giudice Renato Squillante, 14/5/96. Ma il riferimento è per quelli che l’hanno arrestato). “I Ds sono i mandanti delle toghe rosse. Noi non attacchiamo la magistratura, ma pochi giudici che si sono fatti braccio armato della sinistra per spianare a questa la conquista del potere” (Berlusconi, 1/12/99). “Nelle mie televisioni private non ci sono mai state trasmissioni con attacchi, perché noi siamo liberali” (Berlusconi, 21/ 5/2006). "Silvio Berlusconi, durante l'ufficio di presidenza del Pdl, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti, ha parlato di una vera e propria persecuzione giudiziaria nei suoi confronti che porta il paese sull'orlo della guerra civile" (Ansa, 29/11/09). Berlusconi, parlando in un comizio a Benevento, assicura che: su Mesiano “se ne sentiranno venir fuori delle belle” (ottobre 2009). Una minaccia esplicita per il giudice la cui colpa sembra essere solo quella di aver fatto il suo lavoro, di aver giudicato, avere firmato la sentenza che ha condannato la Fininvest a risarcire 750 milioni di Euro alla Cir di Carlo De Benedetti per la vicenda Lodo Mondadori. Berlusconi, nell’intervento alla festa del Pdl a Milano (ottobre 2010), parla del “famigerato” De Pasquale, e di “un'associazione a delinquere” nella magistratura e mette in evidenza che “tre diversi collegi” hanno avallato la tesi del pm del processo Mills dimostrando quindi che “c'è‚ un accordo fra i giudici di sinistra che vuole sovvertire il risultato delle elezioni”.
Il galateo istituzionale
“Il presidente Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista” (Berlusconi, La Stampa, 16/1/95). "Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato davanti all’Alta Corte per attentato alla Costituzione. E di noi due chi ha maneggiato fondi neri non sono certo io. D’altra parte, Scalfaro da magistrato ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono cristiano. Bè, l’uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e aristocrazia” (Berlusconi 18/1/95).
"Ma vaffanculo!" (Berlusconi, accompagnando l’insulto con un gesto della mano, mentre il presidente emerito Scalfaro denuncia in Senato il ‘servilismo’ della politica estera del suo governo nei confronti degli Usa sull’Iraq, 27/9/2002).
"Questi signori, che hanno vinto delle elezioni taroccate, hanno arrogantemente messo le mani sulle istituzioni: il presidente della Repubblica è uno di loro" (Berlusconi, riferendosi al presidente, Giorgio Napolitano, 21/10/06).
Chapeau!
Stefano Gentili
lunedì 7 marzo 2011
FINE VITA PER RIMANERE IN VITA
Siamo alle solite Calimero!
Saremo costretti a sentir discutere e a discutere noi stessi di legge sul fine vita in un clima da stadio che la maggioranza parlamentare ha imposto al dibattito. E questo è da pazzi.
Se poi rifletto sul fatto che questa legge è stata tenuta in silenzio per due anni nonostante fossero conclusi i lavori in commissione, senza alcuna protesta e sollecitazione da parte di alcuno, dentro o fuori del parlamento, a conferma delle diffuse perplessità di merito e della assenza di una vera domanda sociale, chiedo: quali sono le ragion per cui la si vuole discutere in questo frangente?
La risposta è nota, e questo mi fa ribrezzo.
Stefano Gentili
Saremo costretti a sentir discutere e a discutere noi stessi di legge sul fine vita in un clima da stadio che la maggioranza parlamentare ha imposto al dibattito. E questo è da pazzi.
Se poi rifletto sul fatto che questa legge è stata tenuta in silenzio per due anni nonostante fossero conclusi i lavori in commissione, senza alcuna protesta e sollecitazione da parte di alcuno, dentro o fuori del parlamento, a conferma delle diffuse perplessità di merito e della assenza di una vera domanda sociale, chiedo: quali sono le ragion per cui la si vuole discutere in questo frangente?
La risposta è nota, e questo mi fa ribrezzo.
Stefano Gentili
sabato 5 marzo 2011
“IO SONO CATTOLICO E ANTRICRISTIANO”
Secondo la testimonianza contenuta nei diari del suo segretario, Benito Mussolini soleva affermare: “Io sono cattolico e anticristiano”.
Probabilmente voleva dire che si richiamava ad alcuni elementi della cultura cattolica del popolo italiano, semplificati nel trittico, ‘Dio, Patria e famiglia’, ma che ripudiava l’essenza del cristianesimo, fatta di perdono, amore dei nemici, forza della croce, mitezza, fedeltà, accoglienza e via dicendo; insomma lo spirito delle beatitudini.
Anche nel nostro Paese, ma pure negli Stati Uniti, in Spagna e altrove, si tende, da parte di una fetta delle gerarchie cattoliche e dei cattoliconi, osannare “chi sembra loro alleato nella difesa di valori in cui non crede o da chi urla battagliero valori che sono centrali nel Vangelo, mentre in realtà smentisce ogni giorno con la propria vita quel che afferma”.
Non si tratta naturalmente di ostracizzare la ricerca di convergenze e la volontà di dialogo con tutti coloro che sono seriamente disponibili. Anzi quando si muove in questa direzione va solo incoraggiato.
E neppure di tappare la bocca a chi vuole urlare "le grandi cose che il Signore ha fatto per noi" (Salmo 125).
Si tratta invece di non farci prendere per i fondelli e di chiedere quel minimo di coerenza tra le varie affermazioni che si fanno e tra queste e i comportamenti che si hanno, pubblici e privati.
“Come si fa ad accettare che qualcuno definisca l’ascolto e l’accoglienza parole famigerate e poi parli come cristiano in difesa della famiglia, per essenza luogo di accoglienza e di ascolto?” (Enzo Bianchi).
Come si fa ad accettare che qualcuno faccia mercimonio di giovani ragazze e poi parli ai cristiani dei valori della famiglia, per essenza spazio della fedeltà e del rispetto reciproco?
Come si fa?
Stefano Gentili
Probabilmente voleva dire che si richiamava ad alcuni elementi della cultura cattolica del popolo italiano, semplificati nel trittico, ‘Dio, Patria e famiglia’, ma che ripudiava l’essenza del cristianesimo, fatta di perdono, amore dei nemici, forza della croce, mitezza, fedeltà, accoglienza e via dicendo; insomma lo spirito delle beatitudini.
Anche nel nostro Paese, ma pure negli Stati Uniti, in Spagna e altrove, si tende, da parte di una fetta delle gerarchie cattoliche e dei cattoliconi, osannare “chi sembra loro alleato nella difesa di valori in cui non crede o da chi urla battagliero valori che sono centrali nel Vangelo, mentre in realtà smentisce ogni giorno con la propria vita quel che afferma”.
Non si tratta naturalmente di ostracizzare la ricerca di convergenze e la volontà di dialogo con tutti coloro che sono seriamente disponibili. Anzi quando si muove in questa direzione va solo incoraggiato.
E neppure di tappare la bocca a chi vuole urlare "le grandi cose che il Signore ha fatto per noi" (Salmo 125).
Si tratta invece di non farci prendere per i fondelli e di chiedere quel minimo di coerenza tra le varie affermazioni che si fanno e tra queste e i comportamenti che si hanno, pubblici e privati.
“Come si fa ad accettare che qualcuno definisca l’ascolto e l’accoglienza parole famigerate e poi parli come cristiano in difesa della famiglia, per essenza luogo di accoglienza e di ascolto?” (Enzo Bianchi).
Come si fa ad accettare che qualcuno faccia mercimonio di giovani ragazze e poi parli ai cristiani dei valori della famiglia, per essenza spazio della fedeltà e del rispetto reciproco?
Come si fa?
Stefano Gentili
sabato 26 febbraio 2011
TEDESCO O…PORTOGHESE? MORALIZZATORI CHE FATE?
La procura di Bari ha chiesto l'arresto dell'attuale senatore del Pd Alberto Tedesco, ex assessore alla Sanità della Regione Puglia. Tedesco è indagato in alcuni fascicoli riguardanti inchieste sulla gestione della sanità in Puglia.
Tedesco è stato assessore regionale alla Sanità nella giunta di centrosinistra guidata da Nichi Vendola dal maggio del 2005 al 6 febbraio 2009, quando, si dimise, subito dopo aver avuto notizia di essere indagato dalla magistratura barese. L'indagine riguardava Tedesco e altre 15 persone, per presunti abusi nella fornitura di servizi e prodotti da parte di società private ad alcune Aziende sanitarie locali della regione. Cinque mesi dopo le dimissioni da assessore, il 14 luglio 2009, per il Pd entrò al Senato in sostituzione di Paolo De Castro, eletto al parlamento europeo (sic!).
La nomina di Tedesco nella prima giunta Vendola, nel maggio 2005, sollevò alcune perplessità nella stessa maggioranza e polemiche da parte dell'opposizione di centrodestra per un possibile conflitto di interessi, dal momento che la moglie e i figli avevano partecipazioni azionarie in società che commercializzavano in Puglia prodotti farmaceutici e parafarmaceutici.
La richiesta d'arresto dovrà essere ora valutata dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato che, ritengo, si dovrà riunire a breve.
Sono proprio curioso di conoscere come si esprimerà la Giunta, presieduta dal PD Marco FOLLINI, e composta di altri 22 parlamentari:
BALBONI Alberto, PdL
FAZZONE Claudio, PdL
IZZO Cosimo, PdL
MALAN Lucio, PdL
MUGNAI Franco, PdL (un grossetano)
ORSI Franco, PdL
PISCITELLI Salvatore, PdL
SARO Giuseppe, PdL
SARRO Carlo, PdL
TANCREDI Paolo, PdL
ADAMO Marilena, PD
CASSON Felice, PD
LEDDI Maria, PD
LEGNINI Giovanni, PD
LUSI Luigi, PD
MARINARO Francesca Maria, PD
MERCATALI Vidmer, PD
SANNA Francesco, PD
LI GOTTI Luigi, IdV,
D'ALIA Gianpiero, UDC
MAZZATORTA Sandro, Lega Nord
TORRI Giovanni, Lega Nord
Sono curioso di conoscere cosa decideranno i “moralizzatori” del PD, compagni di Tedesco, dell’IDV e dell'UDC. Per quasi tutti gli altri ho perso ogni speranza, essendo schierati contro i giudizi a prescindere. Anche se non nego che un sussulto dalla Lega me lo aspetterei.
Vediamo se ancora una volta la casta si autoassolve e anche Tedesco diventa portoghese (da portoghesismo: viaggiare sui mezzi pubblici senza “pagare” il biglietto).
Vediamo, vediamo...se i cittadini devono pagare sempre e i parlamentari non pagano mai.
Stefano Gentili
Tedesco è stato assessore regionale alla Sanità nella giunta di centrosinistra guidata da Nichi Vendola dal maggio del 2005 al 6 febbraio 2009, quando, si dimise, subito dopo aver avuto notizia di essere indagato dalla magistratura barese. L'indagine riguardava Tedesco e altre 15 persone, per presunti abusi nella fornitura di servizi e prodotti da parte di società private ad alcune Aziende sanitarie locali della regione. Cinque mesi dopo le dimissioni da assessore, il 14 luglio 2009, per il Pd entrò al Senato in sostituzione di Paolo De Castro, eletto al parlamento europeo (sic!).
La nomina di Tedesco nella prima giunta Vendola, nel maggio 2005, sollevò alcune perplessità nella stessa maggioranza e polemiche da parte dell'opposizione di centrodestra per un possibile conflitto di interessi, dal momento che la moglie e i figli avevano partecipazioni azionarie in società che commercializzavano in Puglia prodotti farmaceutici e parafarmaceutici.
La richiesta d'arresto dovrà essere ora valutata dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato che, ritengo, si dovrà riunire a breve.
Sono proprio curioso di conoscere come si esprimerà la Giunta, presieduta dal PD Marco FOLLINI, e composta di altri 22 parlamentari:
BALBONI Alberto, PdL
FAZZONE Claudio, PdL
IZZO Cosimo, PdL
MALAN Lucio, PdL
MUGNAI Franco, PdL (un grossetano)
ORSI Franco, PdL
PISCITELLI Salvatore, PdL
SARO Giuseppe, PdL
SARRO Carlo, PdL
TANCREDI Paolo, PdL
ADAMO Marilena, PD
CASSON Felice, PD
LEDDI Maria, PD
LEGNINI Giovanni, PD
LUSI Luigi, PD
MARINARO Francesca Maria, PD
MERCATALI Vidmer, PD
SANNA Francesco, PD
LI GOTTI Luigi, IdV,
D'ALIA Gianpiero, UDC
MAZZATORTA Sandro, Lega Nord
TORRI Giovanni, Lega Nord
Sono curioso di conoscere cosa decideranno i “moralizzatori” del PD, compagni di Tedesco, dell’IDV e dell'UDC. Per quasi tutti gli altri ho perso ogni speranza, essendo schierati contro i giudizi a prescindere. Anche se non nego che un sussulto dalla Lega me lo aspetterei.
Vediamo se ancora una volta la casta si autoassolve e anche Tedesco diventa portoghese (da portoghesismo: viaggiare sui mezzi pubblici senza “pagare” il biglietto).
Vediamo, vediamo...se i cittadini devono pagare sempre e i parlamentari non pagano mai.
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